Corona, Lucarelli e ammassi di fango

Nei Pokémon ce n’è uno che si chiama Grimer. Grimer è un ammasso di fango strisciante. Sa infilarsi in ogni intercapedine e colpisce i suoi avversarsi con la mossa “Sporcolancio”. Ha un’altra doppia e contrastante capacità: quando passa, ogni forma di vita appassisce, mentre al contempo moltiplica le copie di se stesso, piccoli Grimer che nascono e crescono al suo passaggio.

Mi sembra la migliore metafora che abbiamo del nauseabondo stato in cui versa la domanda dell’informazione oggi. Dico la domanda, perché imputare ai giornalisti come classe intera (e quindi generica) la responsabilità del proprio lavoro, è come chiedere ad un qualunque lavoratore in un Occidente vuoto di spirito e spiritualità perché continua a fare quello che sta facendo: perché pagano, perché funziona e perché lo sa fare.

Il popolino vuole la caccia alle streghe, è in adorazione per lo sciacallaggio, il gossip, vuole scandalizzarsi, mettersi la mano sopra la bocca: diamoglielo.

E chi sono i soggetti migliori che il popolino ama inforcare, se non donne e omosessuali? Buttiamoli giù, sti stronzi.

Ma non riguarda solo gli attacchi con l’ariete, la torcia infiammata, è un modo di fare che acchiappa anche quelli che restano dietro la finestra, a sbirciare dai vetri. Riguarda persino chi si oppone alla gogna. Noi in primis, con il nostro lavoro, non potremmo che avvalerci dell’aggressività. Oggi, la comunicazione che funziona è violenta. Non necessariamente di contenuto, ma di modalità. E va da sé, quando forma e contenuto si abbracciano, è un win-win.

Basta aprire Instagram (forse oggi l’editore più potente al mondo) e prendere un qualunque contenuto che capitalizza ascolto: dizione, lessico, velocità, intonazione, inquadrature, tempo, scena, colori.

Le frasi paratattiche, l’uso della seconda persona singolare, il lessico scarno, confidenziale, che non si appella mai a nessuna virtù (meglio l’uso di inglesismi per determinare la specificità di un fatto e/o di un comportamento), la velocità incalzante, l’oralità simulata e l’intonazione arrabbiata, stizzita, perentoria, sono gli elementi linguistici necessari per fare dei contenuti di successo.

Un atteggiamento, il nostro, a tutti gli effetti fascista: non in senso politico, ma filosofico. Il fascismo è prima di tutto un modo di fare, una cultura dell’insofferenza che si vede nei gesti, nei modi e nelle parole. Violenza, eccesso, trasgressione all’interno del conformismo. Cultura della spiritualità all’interno del corpo.

Batille aveva già previsto che il fascismo del ventennio era stato un tentativo pulsionale che scaturiva dalla perdita, nella società civile, della tragedia.

La tragedia è il bisogno di elevare la materia allo spirito: morire per un’idea. Affermare che il mondo delle idee vince su quello della carne.

Sembra una cosa antica, e fa strano dirlo, ma c’è un lato oscuro delle nostre esistenze che difficilmente può essere pensato all’interno dell’economia ragionevole della materialità.

Batille notava come tutte le culture che avevano perso questo “slancio tragico” erano andate via via ad indebolirsi.

Anche all’inizio del ‘900 è andata così, quando stato e mercato occupavano l’intero orizzonte di attesa, precludendo una domanda di senso, che le grandi masse di persone non trovavano più nella religione.

La debolezza, insomma, delle politiche liberali (ieri come oggi), sta proprio nella perdita del senso del sacro.

E il fascismo è la modalità in cui il sacro torna nel corpo: lo spirituale diventa fisico, e non è più possibile distinguere l’uno dall’altro.

Le verità universali, astratte, lente, perdono legittimità e i discorsi che si produco sui corpi acquistano sempre più valore.

In questo senso, la crescita dei linguaggi estremi (e dei partiti che li incarnano, a destra come a sinistra) non è un’anomalia, ma una conseguenza melmosa e febbricitante, che moltiplica gli interessati.

Ad ogni Grimer che passa, ne nascono altri tre.La debolezza, insomma, delle politiche liberali (ieri come oggi), sta proprio nella perdita del senso del sacro.

E il fascismo è la modalità in cui il sacro torna nel corpo: lo spirituale diventa fisico, e non è più possibile distinguere l’uno dall’altro.

Le verità universali, astratte, lente, perdono legittimità e i discorsi che si produco sui corpi acquistano sempre più valore.

In questo senso, la crescita dei linguaggi estremi (e dei partiti che li incarnano, a destra come a sinistra) non è un’anomalia, ma una conseguenza melmosa e febbricitante, che moltiplica gli interessati.

Ad ogni Grimer che passa, ne nascono altri tre.