Organo di divulgazione scomoda
Se le nostre voci sono sempre più in diretta, la domanda non è più "come lo raccontiamo?" ma "cosa raccontiamo?".
Oggi, la comunicazione che funziona è violenta. Non necessariamente di contenuto, ma di modalità. E va da sé, quando forma e contenuto si abbracciano, è un win-win.
Contemplare lo schermo: la nostra personalissima fluctatio animi che espandeva il tempo, un'interiorità che si estende all'oggetto per servirsi di esso come suo segno.
Il nostro non è affatto doomscrolling ma un processo attivo che esercitiamo attraverso una serie di interventi di inclusione ed esclusione, secondo una modalità ludica mai neutrale, che serve invece a operare una distinzione sociale, una definizione del sé.
Casa, lavoro, casa: mai come durante il Covid lo spazio tra queste parole è diventato sottile. Ma ora?
Ormai, lo avrete notato anche voi, le serie TV e i film di Netflix hanno tutti lo stesso aspetto e la stessa atmosfera, una specie di patina che a volte rende esteticamente indistinguibile un prodotto dall’altro. Se Netflix è un brand che omologa sotto una stessa linea visiva i film che produce, stiamo guardando sempre la stessa cosa?
In senso figurato, “red flag” è un prestito linguistico il cui significato indica i comportamenti di una persona che sono, inequivocabilmente, segnali di allarme.
Iperconnessi, istantanei, immediati nella produzione di nuovi desideri, emozioni (vibes) e consumi, anche l'indimenticabilità è disconnessa, fragile, frammentata, rievocabile a posteriori già mentre si rende manifesta. Si direbbe che niente di quello che accade ci rende particolarmente attenti. Ma che cos'è l'attenzione?
Fare l'amore con le AI. Forse, in futuro la solitudine sarà curata dalle AI. Tutte quelle cose che la tecnologia non può fare diventeranno meno importanti per chi cresce innamorato della tecnologia.
Noi e internet siamo stati giovani insieme e in un batter d'occhio siamo cresciuti, complicando la struttura delle nostre informazioni.
Perché problematizzare il nostro rapporto con dolore, guerra e violenza, è diventato più difficile da quando più persone vedono e creano immagini di morte?
Qual è il rapporto tra libertà di espressione, progresso della civiltà e social network?
L’ossessione per il bello ci ha tolto il lume della ragione? Cerchiamo ovunque i segni della nostra bellezza per amarci?
Usavo i social come una specie sigaretta: sono stanca? Scrollo; Sono annoiata? Scrollo; Non ho niente da fare? Scrollo; Una cena noiosa? Scrollo. Città esplose si alternavano a gattini pucciosetti, sponsorizzate di vestiti costosissimi, amici che parlano dei loro progetti dopo minacce nucleari, il tutto senza soluzione di continuità.
Con i social media, il cibo ha trovato nuovi spazi per essere raccontato, nuovi nomi per rappresentare la sua utilità. Dal meal prepping ai fiori edibili, dagli alimenti plant-based fino ai mocktail, il cibo è sempre qualcosa che va compreso, nominato, schedulato e usato per uno scopo: essere la cosiddetta versione migliore di sé stessi.
Ci sembra che il discorso sulla rappresentazione delle diversità sia diventato un tantino essenzialista, nel senso che siamo così ossessionati dai corpi, dai colori e delle loro qualità innate, da non riuscire a leggere niente di quello che ci sta intorno.
Ansia a colazione: da “mai una gioia” a “disegnetti depressetti”, un nuovo modo di vivere e comunicare l’ANZIA. Parliamo di ansia con la stessa facilità con cui parliamo di fame e sonno, ma siamo sicuri di sapere davvero cosa vogliamo dire quando pronunciamo la parola ansia?
Le mestruazioni sono una bestia paurosa. Non staremo qui a scomodare la storia delle patate raccontata dagli uomini nei secoli dei secoli amen, ma ci occuperemo di pubblicità, lo strumento che funziona come cartina tornasole di quello che viene socialmente organizzato e reso degno di essere raccontato o meno.
Mamma guardami, sono al Pride! Pubblicità, Gender e Washing
Ti capita mai? Mentre cerchi di essere il più bravo di tutti in qualche cosa, d’altre parte, senti anche un’incredibile voglia di fare schifo. Se ti disgusta così tanto riconoscerlo, a breve succederà di nuovo. Ma perché questa invincibile voglia di fare schifo?
La comunicazione di guerra è da sempre uno di quegli spazi bizzarri, capaci di riconvertire il significato di molte parole, disturbarne il senso primo e portarlo ad una deformazione mostruosa, parossistica. È lo spazio dove la retorica mette in scena il peggio di sé.
L’oroscopo della Mamma Luglio 2024
È estate, il vento muove i tuoi capelli appiccicati dalla salsedine, il sole è alto: vivi altre atmosfere stereotipo che troverai nella prossima pubblicità del gelato Sammontana – un’estate all’italiana, e sei il miglior personaggio del benessere che potresti immaginare.
Se ci fosse stata un’apocalisse in stile The Day After Tomorrow, da piccini ci sarebbe stato un unico posto dove avremmo voluto restare bloccati: il negozio di giocattoli era il luogo ameno della nostra infanzia (poco importa se non c’erano abbastanza viveri per la sopravvivenza).
Spesso crediamo che l’identità visiva dipenda unicamente dal gusto soggettivo mentre ciò che determina il nostro modo di rappresentare la realtà – anche nella forma grafica più sintetizzata, come nel caso dei loghi – dipende da un intreccio di fattori politici, sociali e culturali che non può essere compreso se non da vicino.
Milton Glaser, famosissimo designer conosciuto soprattutto per aver creato il logo I Love New York , ci ha lasciato 10 regole d’oro per mettere in dubbio certo costrutti ci rendono rigidi.
Come esseri umani non possiamo fare a meno del linguaggio, eppure a volte decidiamo di non pensarci troppo. Le parole, però, definiscono la realtà che ci circonda: intendiamo l’intorno attraverso la sua decodificazione linguistica.
Non è passato molto tempo dal discorso di Gino Cecchettin, fatto durante il funerale di Giulia. È commovente pensare ad un uomo che in un momento simile ha avuto il coraggio di parlare della morte della figlia come il risultato di una cultura che costantemente svilisce la vita delle donne, qualcosa che inizia al di là della sua specifica storia personale.
Anche nel 2022 Mamma Studio progetta e coordina il market dell'ingegno, delle arti e del sapere creativo: Montuland. Creato e sviluppato in cooperazione con il parco di Montuliveto, parco urbano a Pistoia, nato nel segno della riqualificazione territoriale, Montuland vuole essere la risposta pistoiese per dare voce e lustro ai vari Makers
Da poco ho letto Milf il libro che ti spiega cosa puoi imparare da Pornhub… per la tua azienda! Il Libro scritto da Emanuele ciuffoli è stato per noi di Mamma Studio un libro molto audace, ben scritto e in qualche modo rivelatore di indicatori meravigliosi
La Violenza, un termine che non arriva più alle nostre frequenze, non intercettiamo neanche più il suo senso più recondito, ci scivoliamo sopra, lo mettiamo nell’insieme delle cose che sappiamo essere sbagliate ma tanto che ci vuoi fare. La violenza subita, chi se la ricorda, noi con le nostre maschere di acciaio, noi con i nostri altereghi digitali.
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