Non hai tempo

Non hai fatto i figli in tempo, non hai fatto in tempo a trovare proprio quel lavoro, non hai fatto la spesa, non hai tempo per la donna/l’uomo ideale, davvero non ti sei ricordato di pagare le bollette? La spesa? E quell’amico a cui non rispondi da settimane, gli vuoi proprio bene, solo non hai fatto in tempo

Sempre più spesso siamo in ritardo, siamo a corto di tempo. Non perché il tempo non ci sia, piuttosto la spiegazione è la seguente: se ci sentiamo o meno a corto di tempo dipende dal rapporto tra il tempo che abbiamo a disposizione e il tempo di cui avremmo bisogno per completare la nostra lista di cose da fare.

Presi dal bisogno di colonizzare il nostro tempo, facciamo tantissime cose, ma niente sembra influenzarci veramente. In questa mancanza di sospensione si crea un paradosso: l’impressione che il tempo voli, nonostante sia ricco di tentativi per arricchirlo.

È buffo, ad esempio, pensare al tempo che occupiamo in relazione alla memoria: molte delle cose a cui diamo importanza diventano ridicolmente  indistinguibili tra loro. Di questa vacanza pagata migliaia d’euro mi ricordo scene del tutto insignificanti, di questo vecchio amore mi resta una manciata di scene, di questo lavoro tanto bramato solo vaghi episodi (le multe pagate, quelle le ricordiamo tutte).

Il tempo, il senso di non averlo e il bisogno che abbiamo di occuparlo, dipende anche da che cosa intendiamo per biografia e identità.

Abbiamo la tendenza a descriverci in una progressione che non ammette ritorni o variazioni. Siamo piuttosto convinti di essere la somma delle nostre esperienze, dove ognuna aggiunge qualcosa al tempo precedente. Diciamo ad esempio “ho capito” per definire un prima e un dopo, un cambiamento che ci rende inevitabilmente più competenti. Ho capito che questo non lo dovevo fare, che quello non mi piaceva, che vorrei così.

Pensiamo di essere sempre meglio, poco consci del fatto che il futuro continuerà a sorprenderci e a rimescolare le carte.

Da questo nasce anche una cura parcellizzata del tempo, che rigorosamente diventa routine, con l’obiettivo di ricostruire continuamente studio, corpo, lavoro, abitudini.

Ogni giorno salviamo infiniti reel di creator che ci spiegano come fare meglio questo e quello, come superare certi avvenimenti, come sarebbe meglio definirsi, quali sono le cose essenziali da fare per mantenersi giovani, belli, intelligenti.

Forse il problema della perdita del tempo, è proprio che il tempo nel suo modo di essere perfezionato sembra non riguardarci più: dipende dal riflesso che restituiamo agli altri, dal modo in cui possiamo ostentare le nostre conoscenze nella speranza di essere visti, ascoltati, emulati.

Sei sicuro di sapere respirare? Dovresti prenderti tempo per imparare a farlo. O del tuo tempo non ti resterà traccia.