Ormai, lo avrete notato anche voi, le serie TV e i film di Netflix hanno tutti lo stesso aspetto e la stessa atmosfera, una specie di patina che a volte rende esteticamente indistinguibile un prodotto dall’altro.
Sembra che i film siano più piatti, più falsi, ipersaturi o iperfiltrati. Se la sceneggiatura e i dialoghi variano, c’è un’estetica che ci fa dire, anche già a colpo d’occhio: “Ah guarda, questo è Netflix”.
Se Netflix è un brand che omologa sotto una stessa linea visiva i film che produce, stiamo guardando sempre la stessa cosa?
Se siamo abituati a colori saturi e immagini estremamente fluide che hanno lo scopo di catturarci, percepire una differenza estetica comporta anche sentire un certo disturbo: il film diventa “brutto” o “fatto male” quando non è come ce lo aspettiamo, quando non segue la linea visiva di Netflix.

Lo spettatore di Netflix vuole, in effetti, sentirsi a suo agio nella scelta, e Netflix funziona perché non stanca, non sfida, non interrompe. Ci accompagna per ore di visione passiva, in continuità assoluta.
JD Connor , professore associato di Cinema e Media Studies alla USC, dichiarò a Motherboard di Vice che il “look Netflix” è il risultato della richiesta di specifiche tecniche di base da parte di Netflix per tutte le sue produzioni.

A questa omologazione estetica, si aggiunge anche un altro elemento: i film o le serie tv che funzionano sono più lunghi di una volta. Come dimostra un articolo di Sam Adams del 2023 su Slate , i film fuori dagli schemi sono quelli che vanno bene al botteghino. In media, i film possono avere più o meno la stessa durata di sempre, ma è facile capire come la situazione non sia la stessa quando si prova a guardare Avengers: Endgame (182 minuti), Oppenheimer (180 minuti) o Killers of the Flower Moon (206 minuti). Nel 1989, La Sirenetta durava 83 minuti; il remake del 2023 ne durava 135.

Questo deriva anche da un maggiore potere contrattuale dei registi: perché Martin Scorsese dovrebbe tagliare il suo film quando Netflix decide di distribuirlo tranquillamente per intero nella sua piattaforma? Fanculo i vecchi produttori di Hollywood.
Ma la libertà espressiva e totale del regista rischia di penalizzare il film: ogni opera d’arte è un processo collettivo che dipende da più professionalità.

Alla Mostra del cinema di Venezia, Alejandro González Iñárritu disse che al suo film distribuito da Netflix, Bardo, mancava un pezzo. “Un pezzo ad un film di tre ore e mezzo?”. “Sì, non c’è l’editing”, rispose Iñárritu.
Se da un lato abbiamo quindi film ipercontrollati, con un estetica levigata e colori perfetti, vediamo al contempo film meno processati, meno lavorati, con sviluppi narrativi sfilacciati e spesso troppo lunghi.
Netflix ci sta abituando sempre più a trame deboli, lunghissime, ed estetiche straordinarie.